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Ricordo ancora quando giocavo con un Commodore 64, i videogame erano su cassetta e si doveva mandare avanti e indietro il nastro per poterli caricare.

Giocavo al Commodore 64 quando ormai era un apparecchio datato che aveva fatto la sua storia, ma ha sempre affascinato me per l'aria vintage che emanava. Negli anni avvenire mi sono sempre più documentato riguardo questa macchina ed il suo contesto storico. L'informatica di quei tempi era molto diversa da oggi, i software che oggi conosciamo erano pressoché inesistenti o quasi, i mezzi a disposizione erano molto limitati ed il tutto aveva costi esorbitanti.

Navigando su internet ho saputo che una rivista italiana pubblicata in quei anni, MC Microcomputer, è stata portata su internet per creare un archivio storico di libera consultazione. Questa rivista racconta 20 anni di informatica dal 1981 al 2001. Sfogliando le sue pagine si vede quanto era diverso lavorare col computer, per non parlare dell'utenza media ed il mercato a cui erano rivolte queste macchine.

Trovo interessante anche leggere le pubblicità dell'epoca, non solo per lo stile grafico ed i brand sponsorizzati, ma sopratutto per i prodotti che spesso compaiono. Come le BBS sui numeri a pagamento, roba che oggi si è estinta quasi del tutto.

Alcuni temi trattati invece sembrano più attuali che mai, come un editoriale sui sistemi di protezione per i software che possono danneggiare i computer. Nella mia mente è venuto subito in mente il Securom oppure del root kit che installava Sony sui computer della gente che comprava i dischi musicali.

Potete leggere le recensioni del Commodore 64, Apple Macintosh e delle primissime versioni di GNU/Linux o Windows. Un tuffo nel passato che può aiutarvi a capire l'informatica di oggi, non aspettate altro e andate sul sito per immergervi in una lettura dal sapore vintage.

MC-Online

Buona Lettura

Questa vicenda si è svolta qualche di tempo fa, ho ripensato con amarezza a questa cosa quando su digitalia si è detto quanto sia affascinante vedere i giovani studenti che si organizzano e coordinano tramite internet.

Studio alla facoltà di Ingegneria Informatica, dove ci si aspetterebbe come minimo una buona infrastruttura informatica, fatta di annunci su portali e discussioni tematiche sul mondo dell'IT. Invece noi non abbiamo niente di tutto questo, ovvero, il portale c'è ma non possiamo commentare le notizie e non abbiamo uno straccio di forum.

Per me è alquanto paradossale non avere un forum ufficialmente riconosciuto e gestito dalla facoltà dove discutere sul corso e sull'informatica in genere. Nelle altre facoltà non è così, i miei amici hanno un lido dove poter parlare dei loro studi con altri colleghi...

Ci sono dei forum creati da studenti, poco frequentati, che però rappresentano dei forum ufficiosi per la facoltà. Vengono più visitati per essere razziati dai file che per scrivere qualcosa. Ma dopo tutto l'affluenza è poca ma costante, qualcuno chiede una informazione e capita che gli si risponda.

Ad ogni modo ho pensato di prendere a cuore la questione e farmi avanti per chiedere di avere uno straccio di forum. Sarebbe bello poter discutere con i colleghi del corso, parlare e lamentarsi dei professori e sopratutto avere un unico punto di rifermento per tutti sul web.

Vado in segreteria e provo a citofonare, mi rispondono e mi passano il tecnico/responsabile che gestisce il portale delle notizie. Gli chiedo se è possibile aprire un forum ufficiale per Ingegneria Informatica, e di cosa è necessario fare per averlo. Mi viene risposto che l'idea non è male ma devo avere il consenso da parte degli altri studenti, servono delle adesioni di gente che è d'accordo con la mia idea. Niente di più facile!

Armato di buona volontà torno a casa ed apro il word processor, realizzo dei moduli per raccogliere le adesioni e mando tutto in stampa. Nel mentre scrivo cosa sto facendo sul forum ufficioso della facoltà. Ricevo delle risposte dai colleghi favorevoli alla cosa, discutiamo anche del lato tecnico riguardo le piattaforme da utilizzare.

L'impatto con la gente è stato curioso, non mi ero mai trovato davanti a tante persone che ti prestano attenzione. Mi presento con nome e cognome, cerco di spiegare le mie intenzioni e distribuisco i fogli per aderire. Osservo le loro facce e cerco di non incartarmi nel parlare.

Durante la raccolta partecipo ad una cosa che vale la pena raccontare. Mi presento prima dello svolgimento di un esame, e chiedo al professore se posso parlare un secondo con i colleghi e farli firmare. Mi da il suo benestare ma dicendomi che i messaggi nel forum devono essere nominativi, gli studenti per poter partecipare devono scrivere nome e cognome nei propri messaggi. La cosa non mi va per niente a genio e liquido il professore dicendo che questi sono dettagli e si penserà dopo in merito. La cosa scaturisce dal fatto che questo professore ha subito delle critiche pesanti nel forum ufficioso, e penso che non voglia che si ripeta più una cosa del genere costringendo a mettere nomi e cognomi.

Le adesioni aumentano ed arrivano ad un numero considerevole, mi presento al dipartimento per la consegna delle carte e riferisco al tecnico quanto mi è stato detto dal professore. I miei dubbi vengono presto fugati.

Adesso la prossima cosa da fare è nominare dei collaborati, gente che mi aiuti a moderare il forum. Chiedo su internet chi si vuole proporre, ma visto la scarsità di volontari mi organizzo con i miei compari.

Detto fatto si passa alle questioni burocratiche, ci viene chiesto di firmare ed accettare alcune regole della facoltà. Mi faccio pervenire via mail una copia di questo documento da firmare per poterne discutere con i collaboratori. Notiamo che c'è una clausola particolare:

I moderatori vengono nominati dal direttore del DINFO - Dipartimento di Ingegneria Informatica, il quale può in qualsiasi momento revocare l'incarico. I moderatori si impegnano a rispettare le finalità del forum e le regole del GARR, assumendosi per intero la responsabilità di violazioni da parte dei frequentatori del forum.

A leggere quelle righe rimango un attimo basito, scrivo sul forum ufficioso e parlo della cosa con i futuri collaboratori. Questa cosa non ci va giù, non è possibile assumersi la piena responsabilità degli studenti, è impensabile doversi fare carico degli eventuali messaggi che potrebbero essere poco lodevoli per i professori e la facoltà. Non mi perdo d'animo e cerco su internet informazioni e decreti legge a riguardo. Trovo il decreto legislativo n.70 del 9 aprile 2003, articolo 17 comma 3 dove viene detto chiaramente che in una possibile realtà come la nostra, non è possibile attribuirci alcuna responsabilità in merito ai messaggi scritti da altri. Noi moderatori siamo arbitri riguardo le discussioni e non possiamo prenderci la responsabilità di quanto scritto da ogni singolo utente.

Faccio notare la cosa al tecnico e ci promette che farà sapere la cosa i piani alti. Dopo qualche giorno ricevo la risposta; niente da fare, il regolamento dell'università dice altro, se vogliamo lo spazio web dobbiamo sottostare alle loro condizioni a prescindere quanto dice la legge. Sostanzialmente non concedono lo spazio web ai singoli studenti a meno che non sia una associazione studentesca a farlo o direttamente il dipartimento.

Ovviamente faccio presente della cosa ai miei colleghi sul forum ufficioso senza riceve alcuna risposta, decido di non sottostare a questa regola e di concludere la cosa con un bel niente. Rimane molta amarezza per la cosa, il regolamento che trovo assurdo, le adesioni raccolte per niente e quel topic sul forum ufficioso ancora senza risposta.

Nei corsi girano per anni, nelle mani degli studenti, testi semplicemente scritti male, che non riportano le soluzioni agli esercizi oppure hanno risultati errati o fuori posto...I professori leggono i libri che consigliano agli alunni? Non hanno dubbi quando vengono sapere che le soluzioni agli esercizi sono errati? Non dubitano sulla qualità del testo? Che problemi hanno questi testi?

Prima di tutto sono scritti malissimo, e non è la mia limitata capacità mentale a causarmi disagi ma il testo redatto malissimo. Quando ho il testo di fronte la prima cosa che cerco di fare è spezzettare i vari paragrafi, usare le sottolineature per evidenziare i concetti più importanti, dividere ed aggiungere titoli secondari al testo. Tutto questo lavoro, questo metodo di affrontare il testo, è atto a catalizzare e organizzare quella massa informa (ed apparentemente senza fine) di caratteri che mi si presenta di fronte. Più il testo è complesso ed articolato, più è richiesto il mio lavoro di intervento. Il migliori testi sono quelli che richiedono al minimo il mio intervento.

Ovviamente queste sono considerazioni soggettive, è un proprio metodo i studio. Un testo lo posso capire bene io ma il mio compagno non riesce ad andare oltre il primo paragrafo.

Ma qui inizia il mio delirio, considerazioni personali sul mondo dell'editoria scolastica ed universitaria.

Ho a che fare con testi in cui ti rendi conto che l'autore cambia argomento leggendo i paragrafi e non scontrandoti con titoli secondari. Ho visto esercizi e risoluzioni a fine capitolo che sono un puro esercizio di stile degli autori per fare bella figura col collega co-autore. Che non spiegano niente del procedimento, stampano le formule che hanno utilizzato e ti ritrovi ad intuire come hanno fatto. Spesso non ti danno nemmeno le formule, solo i risultati...Risultati che spesso non combaciano anche se hai usato le stesse formule che ti si sono presentate nelle soluzioni. A questo punto nel mio cuore di fa spazio un sentimento di frustrazione e di odio verso gli autori...

Scrivere non è facile, e sopratutto non è alla portata di tutti. Io non sono per niente bravo, andate a vedere il sito RCP64, sicuramente troverete parecchi errori anche gravi. La mia però non è una scrittura professionale, è amatoriale redatta nel tempo libero (si la considero come una attenuante). Chi scrive libri di testo per l'istruzione deve avere sapere come si scrive, non basta il 9 in italiano ottenuto ai tempi delle superiori, ci vuole organizzazione e perseveranza. Scrivere può essere un arte ma il testo atto ad insegnare deve rispondere a precise regole ed esigenze e non può essere creativo, ci sono interi libri dedicati ai metodi di scrittura. Perché non informarsi?

Ad ogni modo il mio astio non va tutto sprecato verso gli autori, che alla fine possono mettercela tutta a fare un buon lavoro, ma verso gli editori. Gli editori che scelgono i testi hanno (o dovrebbero avere) al loro interno figure professionali capaci di valutare la bontà di un libro. Gente pagata per fare le pulci ad un testo (anche se non conoscono l'argomento trattato) che durante la revisione preliminare dovrebbe dire all'autore "questa frase è troppo lunga" oppure "qui è meglio suddividere"...

Il lavoro dell'editore è prendere quanto scritto dall'autore e dargli una ripulita, una limata per dargli una aspetto professionale ed una lettura agevole. Bisogna curare anche la presentazione dell'opera, usare i font giusti, metriche e formattazioni consistenti, in somma; una giusta tipografia che ci aiuti e leggere il testo. Questa non è una cazzata!

Quello che vedo invece nello zaino sono libri che sono costati un casino di soldi, scritti male e poco agevoli nella lettura, con esercizi che non stanno in cielo ne in terra...

Capita che il professore di turno si metta a scrivere i testi che userà nei suoi corsi. A prima vista potrebbe sembrare che non c'è nulla di male, il libro sarà coerente con le lezioni e si può sempre chiedere al professore le spiegazioni dei paragrafi più complessi sapendo di ricevere la migliore spiegazione.

Qui sorgono altri tipi di problemi, il primo tra tutti che il professore nel 90% dei casi non vuole fotocopie dei testi, vuole quello originale, comprato in libreria. Questa copia stampata nella qualità più infima ha sempre un prezzo di copertina improponibile, se non ti presenti agli esami con la tua bella copia nuova (che non sia di seconda mano!) non puoi passare l'esame, una sorta di dazio per continuare gli studi...

Una cosa molto simile mi è capitata anche con le dispense, la professoressa di turno ogni anno cambiava (a suo dire) le dispense da studiare. Quindi ti si presenta uno scenario in cui devi presentarti in copisteria ogni settimana e comprare dei fascicoli, come se devi fare una raccolta in edicola. Non mi lamento che devo pagare le dispense, dopotutto non sono care (anche se comprate tutte insieme ostano quanto un libro fresco di stampa). Mi lamento che le fotocopie sono fatte malissimo e certe pagine sono addirittura illeggibili, io che pago mi devo accontentare di copie orrende e senza possibilità di scelta...

Io voglio studiare dopotutto, ma penso anche di avere diritto ad accedere a dei buoni testi. I professori che possono riceve la copia gratuita di qualsiasi libro, potrebbero perdere un po' di tempo a selezionare i libro più adatto allo studente...

Il mio delirio si sta per esaurire lentamente sto tornando quello di prima...alla prossima.

Citizen Infrid è il nome che ho voluto dare a questo mio blog; spazio personale ospitante le mie idee, i miei pensieri e soprattutto i miei deliri.

Qui posso scrivere quello che mi passa per la testa, sensato o meno che sia, sgrammaticato e senza assicurarmi che il lettore abbia recepito bene il mio messaggio. Ma sarete avvisati dal tag denominato delirio che con aria funesta getta ombra su ogni intervento in cui è presente.

Per adesso è tutto, prossimamente altri interventi.

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  • noa: Ottavo capoverso, prima riga: correggi :D Per il resto... ottimo read more
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