Problemi dei testi didattici

Nei corsi girano per anni, nelle mani degli studenti, testi semplicemente scritti male, che non riportano le soluzioni agli esercizi oppure hanno risultati errati o fuori posto…I professori leggono i libri che consigliano agli alunni? Non hanno dubbi quando vengono sapere che le soluzioni agli esercizi sono errati? Non dubitano sulla qualità del testo? Che problemi hanno questi testi?

Prima di tutto sono scritti malissimo, e non è la mia limitata capacità mentale a causarmi disagi ma il testo redatto malissimo. Quando ho il testo di fronte la prima cosa che cerco di fare è spezzettare i vari paragrafi, usare le sottolineature per evidenziare i concetti più importanti, dividere ed aggiungere titoli secondari al testo. Tutto questo lavoro, questo metodo di affrontare il testo, è atto a catalizzare e organizzare quella massa informa (ed apparentemente senza fine) di caratteri che mi si presenta di fronte. Più il testo è complesso ed articolato, più è richiesto il mio lavoro di intervento. Il migliori testi sono quelli che richiedono al minimo il mio intervento.

Ovviamente queste sono considerazioni soggettive, è un proprio metodo i studio. Un testo lo posso capire bene io ma il mio compagno non riesce ad andare oltre il primo paragrafo.

Ma qui inizia il mio delirio, considerazioni personali sul mondo dell’editoria scolastica ed universitaria.

Ho a che fare con testi in cui ti rendi conto che l’autore cambia argomento leggendo i paragrafi e non scontrandoti con titoli secondari. Ho visto esercizi e risoluzioni a fine capitolo che sono un puro esercizio di stile degli autori per fare bella figura col collega co-autore. Che non spiegano niente del procedimento, stampano le formule che hanno utilizzato e ti ritrovi ad intuire come hanno fatto. Spesso non ti danno nemmeno le formule, solo i risultati…Risultati che spesso non combaciano anche se hai usato le stesse formule che ti si sono presentate nelle soluzioni. A questo punto nel mio cuore di fa spazio un sentimento di frustrazione e di odio verso gli autori…

Scrivere non è facile, e sopratutto non è alla portata di tutti. Io non sono per niente bravo, andate a vedere il sito RCP64, sicuramente troverete parecchi errori anche gravi. La mia però non è una scrittura professionale, è amatoriale redatta nel tempo libero (si la considero come una attenuante). Chi scrive libri di testo per l’istruzione deve avere sapere come si scrive, non basta il 9 in italiano ottenuto ai tempi delle superiori, ci vuole organizzazione e perseveranza. Scrivere può essere un arte ma il testo atto ad insegnare deve rispondere a precise regole ed esigenze e non può essere creativo, ci sono interi libri dedicati ai metodi di scrittura. Perché non informarsi?

Ad ogni modo il mio astio non va tutto sprecato verso gli autori, che alla fine possono mettercela tutta a fare un buon lavoro, ma verso gli editori. Gli editori che scelgono i testi hanno (o dovrebbero avere) al loro interno figure professionali capaci di valutare la bontà di un libro. Gente pagata per fare le pulci ad un testo (anche se non conoscono l’argomento trattato) che durante la revisione preliminare dovrebbe dire all’autore “questa frase è troppo lunga” oppure “qui è meglio suddividere”…

Il lavoro dell’editore è prendere quanto scritto dall’autore e dargli una ripulita, una limata per dargli una aspetto professionale ed una lettura agevole. Bisogna curare anche la presentazione dell’opera, usare i font giusti, metriche e formattazioni consistenti, in somma; una giusta tipografia che ci aiuti e leggere il testo. Questa non è una cazzata!

Quello che vedo invece nello zaino sono libri che sono costati un casino di soldi, scritti male e poco agevoli nella lettura, con esercizi che non stanno in cielo ne in terra…

Capita che il professore di turno si metta a scrivere i testi che userà nei suoi corsi. A prima vista potrebbe sembrare che non c’è nulla di male, il libro sarà coerente con le lezioni e si può sempre chiedere al professore le spiegazioni dei paragrafi più complessi sapendo di ricevere la migliore spiegazione.

Qui sorgono altri tipi di problemi, il primo tra tutti che il professore nel 90% dei casi non vuole fotocopie dei testi, vuole quello originale, comprato in libreria. Questa copia stampata nella qualità più infima ha sempre un prezzo di copertina improponibile, se non ti presenti agli esami con la tua bella copia nuova (che non sia di seconda mano!) non puoi passare l’esame, una sorta di dazio per continuare gli studi…

Una cosa molto simile mi è capitata anche con le dispense, la professoressa di turno ogni anno cambiava (a suo dire) le dispense da studiare. Quindi ti si presenta uno scenario in cui devi presentarti in copisteria ogni settimana e comprare dei fascicoli, come se devi fare una raccolta in edicola. Non mi lamento che devo pagare le dispense, dopotutto non sono care (anche se comprate tutte insieme ostano quanto un libro fresco di stampa). Mi lamento che le fotocopie sono fatte malissimo e certe pagine sono addirittura illeggibili, io che pago mi devo accontentare di copie orrende e senza possibilità di scelta…

Io voglio studiare dopotutto, ma penso anche di avere diritto ad accedere a dei buoni testi. I professori che possono riceve la copia gratuita di qualsiasi libro, potrebbero perdere un po’ di tempo a selezionare i libro più adatto allo studente…

Il mio delirio si sta per esaurire lentamente sto tornando quello di prima…alla prossima.

import antigravity

Ho deciso di imparare Python non perché volessi volare ma per la voglia di conoscere un linguaggio interpretato, qualcosa di nuovo che non fosse la solita roba c-like. Ho visto questo linguaggio come supporto a molti altri programmi come Inkscape e Blender che mi hanno fatto intuire che sarebbe tornato sempre utile. Durante lo studio del linguaggio mi sono accorto di quanto fosse davvero interessante, possiede alcune peculiarità che ho trovato formidabili e a volte inusuali.

La prima cosa che salta subito all’occhio è l’indentazione; il linguaggio impone uno stile rigido che ha lo scopo di aumentare la leggibilità di quello che scrivi. In questo modo non c’è bisogno di marcatori come parentesi graffe o parole chiavi per delimitare gli scope. Solitamente ogni statement si conclude con un ritorno a capo, in casi eccezionali possiamo usare il punto e virgola ma possiamo farne sempre a meno.

I nomi delle variabili vengono collegate tramite riferimenti ai dati veri e propri, quindi il vecchio concetto che avevo di variabile come scatola per contenere le mie cose qui viene a mancare. Questa scelta comporta che la semplice copia tra variabili sia di fatto la copia del riferimento, con la conseguenza che le semplice copie per assegnazioni non sono così banali come ero stato sempre abituato. Tutto questo comporta una visibilità delle variabili all’interno degli scope che mi ha basito a primo impatto.

Il linguaggio mette a disposizione un sistema semplice ma efficace per creare e gestire le proprie librerie. Possiamo scrivere il codice e includerlo nei nostri script con una semplice direttiva, oppure organizzare una serie di script in modo ragionato con i package. L’accesso alla libreria può avvenire attraverso un oggetto che porta il nome della libreria stessa, oppure con l’inclusione diretta. Python permette di più, abbiamo la facoltà di scrivere librerie in linguaggio C e includerle direttamente nei nostri programmi!

In tutto questo l’interprete possiede una serie di ottimizzazioni davvero interessanti. Possiamo programmare come più vogliamo, ma se adottiamo delle particolari strategie apriamo un canale diretto con l’interprete che comprende le nostre intenzioni ottenendo così un aumento delle prestazioni.

Python è un bel linguaggio, ha delle caratteristiche particolari che trovo azzeccatissime. Il libro che mi sono fatto consigliare per lo studio si chiama Learning Python pubblicato da O’Reilly. L’autore di chiama Mark Lutz e cura altri libri sempre dedicati a Python, scrive davvero molto bene. Questo libro è per chi si affaccia per la prima volta al linguaggio, non tratta di argomenti particolarmente avanzati ed è un ottimo punto di inizio.

Un forum per la facoltà morto sul nascere

Questa vicenda si è svolta qualche di tempo fa, ho ripensato con amarezza a questa cosa quando su digitalia si è detto quanto sia affascinante vedere i giovani studenti che si organizzano e coordinano tramite internet.

Studio alla facoltà di Ingegneria Informatica, dove ci si aspetterebbe come minimo una buona infrastruttura informatica, fatta di annunci su portali e discussioni tematiche sul mondo dell’IT. Invece noi non abbiamo niente di tutto questo, ovvero, il portale c’è ma non possiamo commentare le notizie e non abbiamo uno straccio di forum.

Per me è alquanto paradossale non avere un forum ufficialmente riconosciuto e gestito dalla facoltà dove discutere sul corso e sull’informatica in genere. Nelle altre facoltà non è così, i miei amici hanno un lido dove poter parlare dei loro studi con altri colleghi…

Ci sono dei forum creati da studenti, poco frequentati, che però rappresentano dei forum ufficiosi per la facoltà. Vengono più visitati per essere razziati dai file che per scrivere qualcosa. Ma dopo tutto l’affluenza è poca ma costante, qualcuno chiede una informazione e capita che gli si risponda.

Ad ogni modo ho pensato di prendere a cuore la questione e farmi avanti per chiedere di avere uno straccio di forum. Sarebbe bello poter discutere con i colleghi del corso, parlare e lamentarsi dei professori e sopratutto avere un unico punto di rifermento per tutti sul web.

Vado in segreteria e provo a citofonare, mi rispondono e mi passano il tecnico/responsabile che gestisce il portale delle notizie. Gli chiedo se è possibile aprire un forum ufficiale per Ingegneria Informatica, e di cosa è necessario fare per averlo. Mi viene risposto che l’idea non è male ma devo avere il consenso da parte degli altri studenti, servono delle adesioni di gente che è d’accordo con la mia idea. Niente di più facile!

Armato di buona volontà torno a casa ed apro il word processor, realizzo dei moduli per raccogliere le adesioni e mando tutto in stampa. Nel mentre scrivo cosa sto facendo sul forum ufficioso della facoltà. Ricevo delle risposte dai colleghi favorevoli alla cosa, discutiamo anche del lato tecnico riguardo le piattaforme da utilizzare.

L’impatto con la gente è stato curioso, non mi ero mai trovato davanti a tante persone che ti prestano attenzione. Mi presento con nome e cognome, cerco di spiegare le mie intenzioni e distribuisco i fogli per aderire. Osservo le loro facce e cerco di non incartarmi nel parlare.

Durante la raccolta partecipo ad una cosa che vale la pena raccontare. Mi presento prima dello svolgimento di un esame, e chiedo al professore se posso parlare un secondo con i colleghi e farli firmare. Mi da il suo benestare ma dicendomi che i messaggi nel forum devono essere nominativi, gli studenti per poter partecipare devono scrivere nome e cognome nei propri messaggi. La cosa non mi va per niente a genio e liquido il professore dicendo che questi sono dettagli e si penserà dopo in merito. La cosa scaturisce dal fatto che questo professore ha subito delle critiche pesanti nel forum ufficioso, e penso che non voglia che si ripeta più una cosa del genere costringendo a mettere nomi e cognomi.

Le adesioni aumentano ed arrivano ad un numero considerevole, mi presento al dipartimento per la consegna delle carte e riferisco al tecnico quanto mi è stato detto dal professore. I miei dubbi vengono presto fugati.

Adesso la prossima cosa da fare è nominare dei collaborati, gente che mi aiuti a moderare il forum. Chiedo su internet chi si vuole proporre, ma visto la scarsità di volontari mi organizzo con i miei compari.

Detto fatto si passa alle questioni burocratiche, ci viene chiesto di firmare ed accettare alcune regole della facoltà. Mi faccio pervenire via mail una copia di questo documento da firmare per poterne discutere con i collaboratori. Notiamo che c’è una clausola particolare:

I moderatori vengono nominati dal direttore del DINFO - Dipartimento di Ingegneria Informatica, il quale può in qualsiasi momento revocare l’incarico. I moderatori si impegnano a rispettare le finalità del forum e le regole del GARR, assumendosi per intero la responsabilità di violazioni da parte dei frequentatori del forum.

A leggere quelle righe rimango un attimo basito, scrivo sul forum ufficioso e parlo della cosa con i futuri collaboratori. Questa cosa non ci va giù, non è possibile assumersi la piena responsabilità degli studenti, è impensabile doversi fare carico degli eventuali messaggi che potrebbero essere poco lodevoli per i professori e la facoltà. Non mi perdo d’animo e cerco su internet informazioni e decreti legge a riguardo. Trovo il decreto legislativo n.70 del 9 aprile 2003, articolo 17 comma 3 dove viene detto chiaramente che in una possibile realtà come la nostra, non è possibile attribuirci alcuna responsabilità in merito ai messaggi scritti da altri. Noi moderatori siamo arbitri riguardo le discussioni e non possiamo prenderci la responsabilità di quanto scritto da ogni singolo utente.

Faccio notare la cosa al tecnico e ci promette che farà sapere la cosa i piani alti. Dopo qualche giorno ricevo la risposta; niente da fare, il regolamento dell’università dice altro, se vogliamo lo spazio web dobbiamo sottostare alle loro condizioni a prescindere quanto dice la legge. Sostanzialmente non concedono lo spazio web ai singoli studenti a meno che non sia una associazione studentesca a farlo o direttamente il dipartimento.

Ovviamente faccio presente della cosa ai miei colleghi sul forum ufficioso senza riceve alcuna risposta, decido di non sottostare a questa regola e di concludere la cosa con un bel niente. Rimane molta amarezza per la cosa, il regolamento che trovo assurdo, le adesioni raccolte per niente e quel topic sul forum ufficioso ancora senza risposta.

Apprendere un linguaggio di programmazione

Questo è il mio raccoglitore di guide e tutorial su tutto quello che riguarda lo sviluppo web. È iniziato tutto con una breve trattazione sul PHP e col tempo ha queste dimensioni che vedete per via dei nuovi articoli che aggiungevo.

Ricordo che passavo il tempo al computer nel rastrellare la rete, ricopiare i testi più interessanti su un word processor, aggiungere il numero di pagine e fare una sorta di indice. Ho raccolto i tutorial in varie categorie e piazzato le linguette che potete vedere nella foto. Quella risma di carta si potrebbe adesso benissimo sostituire con alcuni libri specifici…

I tutorial sono immediati, soddisfano la sete di sapere con un rapida ricerca su internet. Può trovare materiale recentissimo, a costo zero e pronto alla lettura su schermo. Sei subito dopo pronto per esercitare e provare le tue conoscenze, imparare attraverso questa tecnica del trial-and-error che ti fa risparmiare tempo e denaro. Quindi sembra lecito domandarsi; perché comprare libri? non sono quasi sempre già vecchi alla stampa e molto costosi?

L’apprendimento tramite trial-and-error

Ho fatto fatica a padroneggiare cose semplici, leggevo e rileggevo i tutorial. Non ero stupido, le mie difficoltà erano legate al fatto di non avere delle buone basi. Durante le mie sessioni di programmazione chiedevo in chat cosa non andava nel mio codice, cercavo su google le stringhe di errore che ricevevo e rastrellavo php.net alla ricerca di soluzioni. Spesso durante la lettura di nuovi tutorial scoprivo caratteristiche del linguaggio a me ignote. Posso dire che è stato un apprendimento a suon di errori e richieste di aiuto.

Tutto questo dover navigare e chiedere consigli non è stato necessario quando ho studiato il C e dopo il C++ dai libri di testo. Quindi mi chiedo, perché non ho avuto gli stessi problemi di apprendimento incontrati con i tutorial?

Penso che la risposta risieda nel fatto che un libro offre un percorso formativo che ti aiuta a capire bene l’argomento, solitamente è scritto da un autore che non si improvvisa mentore, gli argomenti (si spera) sono connessi tra di loro ed affrontati in maniera più o meno completa.

Tengo in considerazione che il C e il C++ sono linguaggi standardizzati e consolidati, il PHP (come i CSS e l’HTML) sono in continua evoluzione per soddisfare le esigenze del mondo. Molto probabilmente un libro di C comprato nel 1985 è completo nei contenuti come un altro uscito uscito nel 2000. Questo non è applicabile con qualsiasi libro di PHP, perché appunto è un linguaggio che cambia rapidamente nel tempo.

La formazione di un libro

Prendere un libro che può sembrare già vecchio appena comprato non la trovo una idea maligna. Se si deve affrontare un argomento completamente nuovo, considero il libro come la scelta migliore per imparare. Offrono un percorso di apprendimento che l’approccio trial-and-error non può offrire. La presenza di esercizi a fine capitolo, appendici ed una scrittura coerente sono elementi importanti per l’apprendimento. A fine percorso vi ritroverete (si spera) capaci di comprendere bene la materia, qualità che si rivela utile nel tempo e che ti fa risparmiare frustrazioni davanti al codice che sembra non voler funzionare.

Il costo dei libri non è indifferente (sopratutto per uno studente come me), ci sono alcuni che hanno un prezzo spropositato. L’edizione in formato ebook costa qualche cosa in meno ma non aiuta a risparmiare a chi, come me, deve poi stampare tutto. Fortunatamente ci sono autori con una certa competenza che scrivono opere per poi rilasciarli gratuitamente su internet. Personalmente ho studiato C e CPP da TrickyC e Thinking in CPP e ringrazio gli autori che mi hanno permesso di apprendere questi linguaggi a costi cosଠirrisori.

Dopo aver finito quei libri, quando mi trovavo in difficoltà li consultavo sapendo cosa andare a cercare. Avere la consapevolezza di dove sbagliare è una qualità importante, anche in occasioni dove non avete il libro sottomano sapete esattamente cosa cercare su internet o chiedere in chat. Non incollate il codice su nopaste per poi passarlo in chat aspettando che qualche anima pia vi dica la soluzione…

La longevità di un libro dopotutto non è così breve, standard e linguaggi si basano su quello che loro stessi sono stati in passato. Conoscerli bene significa dover faticare meno per comprendere i cambiamenti che sono stati apportati. I libri consentono di formare delle solide basi utili agli apprendimenti futuri.

L’approccio del trial-and-error non consente questo, per la loro natura telegrafica e certe volte superficiale. Con questo non intendo essere generalista e denigrare ogni tutorial scritto, capita anche che interi siti o blog vengano impaginati e stampati per la creazione di un libro. Esistono degli ottimi redattori che scrivono articoli di tutto rispetto, è il metodo con cui si vuole apprendere che trovo errato.

La lettura di articoli, anche se di ottima qualità , la trovo buona per una piccola infarinatura, assaggiare l’argomento e magari per prendere poi un libro. Altre volte è utile per approfondire ed ampliare il proprio bagaglio di conoscenze, per aggiornarsi sugli sviluppi del tema trattato, non per basare una intera formazione.

I libri non sono tutti perfetti, ci sono edizioni da 100 pagine che pretendono di insegnare argomenti complessi o che sono scritti male. Il punto della questione non è sentenziare la vittoria dei libri rispetto ai tutorial, ma far capire che è necessario un buon percorso di apprendimento, contestualizzare l’utilizzo dei diversi tipi di testo per non metterli sullo stesso piano.

La valutazione di un libro

Visto che la scelta di un libro comporta che ci sia dopo una spesa da affrontare è doveroso sceglierlo bene. Molte case editrici offrono il download di alcuni capitoli di esempio e dell’indice (cosa che trovo inutile alla fine della valutazione), potete così leggere le informazioni messe in vetrina dall’editore. Il materiale messo cosଠa disposizione spesso è la cosa meglio scritta di tutto il libro, per evitare di farsi condizionare sarebbe meglio chiedere in prestito il libro in questione da una biblioteca o da un amico.

Questi non sono gli unici mezzi a disposizione di chi si trova nella situazione di dover scegliere; si può chiedere consiglio sui forum, newsgroup, o andare a leggere le opinioni su siti anobii e booshelf. Potete addirittura sfogliare la copia su google books o amazon. Gli strumenti per aiutare nella decisione ci sono tutti senza dover comprare il libro ad occhi chiusi.

In english please

Sapere l’inglese, e saperlo bene, è necessario per poter accedere alle migliori risorse. Potete attingere ad informazioni scritte dagli stessi autori delle tecnologie che volete apprendere. Non aspettare la traduzione di un libro, prenderlo in lingua madre e cominciate a leggerlo. Questo giova al vostro inglese e vi ripara da errori di traduzione.

Conclusioni

Ho avuto modo di imparare attraverso due metodi distinti, libri e tutorial. Sono due tipi di testi che offrono una formazione differente, è sbagliato mettere questa offerta formativa sullo stesso piano. Il prezzo di questo errore lo si ripaga con frustrazioni e perdite di tempo per stupidate. Sapere bene la materia è importante per lavorare bene e questa preparazione può dartela il libro.

L’articolo ben scritto è utile come punto di partenza o infarinatura, per aggiornamenti ed approfondimenti specifici. Per il resto è fondamentale affidarsi ad un buon libro per formare delle solide basi. Spero sempre di avere il tempo necessario per poter studiare bene un libro e non dover fare tutto di corsa, perché in fondo, capisco chi studia articoli perché non può dedicarsi ai libri…

Il servizio di assistenza tecnica secondo me

A due passi da casa mia ha aperto un nuovo centro di assistenza per la vendita e riparazione di computer. Penso che sia destinato ad arrancare faticosamente oppure nel peggiore dei casi a fallire come quelli che hanno aperto nella mia zona ed in quella vicino la scuola che frequentavo. Non gli auguro tali disgrazie ma andando in giro per la città con mio cugino che fa questo lavoro di assistenza e frequentando l’ambiente ho maturato delle mie idee che adesso cercherà di illustrare.

Quando ci si cimenta in questo genere di lavoro, l’assistenza dei computer, solitamente si inizia col formattare il computer degli amici, fare qualche scansione col programmino trovato su PC Magazine. Spesso non si ci rende conto si avere per le mani una certa responsabilità, chi ci commissiona il lavoro solitamente del computer non ha idea di come funzioni e sopratutto non sa come lo ha riempito.

Il cliente

Procedure come la formattazione richiedono tantissimo tempo per ricercare e travasare i dati del cliente, e molto spesso il tecnico non viene informato su tutto quello che c’è da conservare. Il cliente è ignorante sulle questioni tecniche del computer, molti di essi pensano che il computer sia il monitor (non ridete, è davvero così).

Li posso biasimare? Su questa cosa c’è chi pensa che il sia necessario avere un minimo di conoscenza del computer e chi crede che la macchina deve essere utilizzabile da tutti senza dover conoscere come funzioni nello specifico.

Personalmente penso che sia necessario conoscere almeno le basi degli strumenti con cui si deve a che fare tutti i giorni. Non pretendo che bisogna conoscere come è fatto un computer nelle sue parti ma cose banali; sapere cosa è un file, le cartelle, sapere che puoi creare cartelle sul desktop e che puoi spostare le icone. Sfortunatamente non è così.

Il mio modo di pensare l’assistenza

Tornando al negozietto, cosa c’è non va? Facciamo un esempio: tu cliente vedi che c’è qualcosa che non funziona nel computer, telefoni o vai in sede e dopo porti la macchina da loro. Il tecnico vede, possibilmente ripara e consegna la macchina.

Il problema è proprio questo, il cliente si rende conto di avere un problema nella sua abitazione/ufficio, con le sue configurazioni di rete, stampanti e quanto altro. Se il computer non stampa più nulla, è inutile che il cliente ti porta il macchinario (ammesso che riesca a scollegare tutto) perché la problematica nasce in un ambiente di produzione. Se non gli si collega più ad internet la prima cosa sensata è andare a casa sua a vedere il problema, anche un problema banale come quello della stampante richiede un intervento in loco.

La cosa non è poi così scontata come sembra, la gente viene al negozietto dicendo “ho un virus nel computer”, “non si collega ad internet” oppure “me lo formatta?”. questo approccio che trovo sbagliato. Portandoti il computer in sede spesso non puoi vedere le reali problematiche che si sono presentate al cliente. La cosa migliore è stare con lui nel suo ambiente di lavoro e vedere cosa c’è che non va o cosa il cliente pensa che debba essere riparato.

Questo non vale solo per i problemi alle periferiche, anche quelli relativi al computer stesso. Se la macchina non si accende è necessario indagare un minimo sulle condizioni in cui riversa quel computer. Spesso capita che il guasto è causato dalla linea elettrica, da una ciabatta; cose che al laboratorio ti viene difficile da diagnosticare. Ho visto certi scenari agghiaccianti di speaker che facevano rumore quando si accendeva la luce della stanza, oppure di prese di corrente che emettevano uno strano ronzio.

Per me il tecnico ideale è una persona che si muove per la città a controllare i macchinari e cercando di risolvere il più possibile la cosa in loco. Se la situazione lo richiede portasi il computer in casi limite, come la formattazione oppure i problemi hardware. Ma cose come la scansione antivirus, il controllo della stampante, l’installazione del software del cellulare, sono cose che vanno fatte dal cliente.

Il contatto col cliente

Lavorando in questo modo si ci trova spesso ad andare dal cliente in orari serali, quasi notturni, perché molto spesso il cliente lavora tutta la giornata e non ha il tempo ma sopratutto la voglia di portare il macchinario dal tecnico. Per lui è molto meglio pagarti un po’ di più ma farti venire a casa.

Lavorando in questo modo, senza una sede fissa sei reperibile solo tramite cellulare, al massimo puoi avere un posto dove tenere i computer e dedicarti alla loro cura se non lavori a casa. In questo caso il passaparola tra i clienti diventa fondamentale, quindi devi farti un piccolo gruppo i persone che si fidano di te, in modo che spargono la voce.

Per lasciare contenti i clienti devi anche fargli capire che ci sei anche dopo che hai risolto il problema. Al momento della consegna, gli monti il macchinario se era stato prelevato, ed illustra bene che cosa hai fatto e non prenderli in giro. Anche se poi alla fine del discorso non capiscono niente e ti dicono con la testa sempre si infonderai in loro un senso di fiducia e tu avrai la coscienza pulita.

Probabilmente il cliente si rifarà sentire dopo qualche giorno o settimana perché è ricaduto nei stessi problemi di prima, ed allora tu che sei tecnico e vuoi fidelizzarti il cliente, non fargli pagare lo stesso lavoro due volte.

Quando formatti un computer, utilizza dei programmai come norton ghost, compri la licenza e con 50 euro non devi riaffrontare ogni l’iter della formattazione con installazione driver e software con lo stesso computer. In questo modo puoi chiedere un prezzo minore al cliente.

Le problematiche annesse

Lavorando così a contatto con i clienti sorgono alcune problematiche; uno su tutti è come si rapportano i clienti con te. Andando spesso a casa ti vengono offerte delle bevande e può capitare che ti in trattieni a parlare con loro. Con il tempo devi sviluppare un certo comportamento professionale in modo da non essere troppo in confidenza, cosa che può influenzare negativamente il rapporto con il cliente. Le conversazioni devono essere limitate al computer ed al lavoro che si sta svolgendo, non agli affari di famiglia e personali.

Concludendo

Morale della favola; il centro di assistenza tradizionale non offre il contatto e l’approccio ai problemi così direttamente come fa il tecnico che va in giro dai clienti. Per queste ragioni penso che bisogna cambiare il modo di fare assistenza, di offrire questo servizio in maniera più vicina al cliente.